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La disobbedienza di mons. Marcel Lefebvre

Aggiornamento: 5 giorni fa


Potrebbe meravigliare a questo punto, dopo aver stigmatizzato le «riforme non autentiche della Chiesa» – benché in nessun testo dei Concilio Vaticano II, precisiamo, è mai nemmeno accennata una comprensione tanto sbrigativa e “comoda” del peccato – apprendere del dolore e della contrarietà della Madonna e del Signore per la disobbedienza di mons. Marcel Lefebvre. Infatti da inizio giugno

1988 Antonietta vede puntualmente comparire “Mammina” vestita di nero: «Da oggi sto vedendo la Madonna tutta di nero e molto triste. Ho chiesto il significato e il perché delle sue lacrime e Lei mi ha presa, mi ha messa sul cuore, ha chinato il capo su di me e stringendomi mi ha detto: “Capirai.” Penso che qualcosa di non buono avverrà»30. Si tratta dell’ordinazione di quattro vescovi da parte di Lefebvre all’interno della sua Fraternità San Pio X – consacrazione a norma di diritto canonico formalmente illecita ma sostanzialmente valida – in aperta «disobbedienza al

Romano Pontefice in materia gravissima e di capitale importanza per l’unità della Chiesa», dunque di un vero e proprio «atto scismatico»31 per il quale Lefebvre e i neovescovi incorsero il 1 luglio successivo nella scomunica latae sententiae, rimossa poi da Papa Ratzinger il 21 gennaio 2009 dietro loro esplicita richiesta.



Il 17 giugno, giorno in cui Lefebvre riceve un’ammonizione formale dalla Santa Sede (l’ordinazione avverrà il 30 giugno), Antonietta racconta quanto segue: «Siamo andati nell’orto degli ulivi e abbiamo pregato. Il Profeta ha letto un tratto della Passione del Signore sofferta nell’orto degli ulivi e lì ho vissuto quanto ha patito il Signore in quel tempo […] Dopo il Signore mi ha detto: “Ti do la spiegazione della Madonna vestita di nero” che io dovevo capire e che riguardava il comportamento di Monsignor Lefebvre. “Quello che fa - ha detto il Signore - addolora il cuore della Madonna, perché per Lei è come un figlio che è morto e piange e veste di nero… è un’anima consacrata!” […] Il Signore, che scruta nei cuori, mi ha detto che Egli vuole che il peccatore si ravveda e torni alla casa del Padre, perché un padre e una madre sono sempre sulla soglia della porta per accogliere un figlio smarrito. È una persona anziana, quotata, ma il diavolo sta giocando tutte le carte e tocca i punti deboli e vince con i deboli, per cui bisogna essere molto scaltri e vigilanti, pregare sempre e il Signore a tempo opportuno darà quell’aiuto necessario per non errare e non smarrirsi»32. Il 23 giugno, “triste giovedì” scrive come di consueto Antonietta, «siamo passati dall’orto degli ulivi dove abbiamo sostato un cinque, dieci minuti in preghiera e poi mi sono trovata tutta d’un tratto, senza rendermene conto, sul Calvario. Ho sofferto, solo che prima di subire la crocifissione, ho visto che il Signore mi ha abbracciata, mentre gli scendevano grossi lacrimosi e ho pensato fossero per me perché in questo periodo mi sento molto giù e ho paura di non farcela. Il Signore invece piangeva perché vedeva davanti ai suoi occhi lo sfacelo di Lefebvre, cioè il diavolo che lo ha istigato a fare quello che altri suggerivano e lui si è lasciato andare e non ci sono vie di mezzo»33.

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