Tipica delle culture pagane arcaiche fino alle stesse civiltà classiche - greca e romana - la cremazione, o incinerazione dei corpi dei defunti, non era praticata in Persia né in Egitto, né era praticata dal popolo ebraico, tanto che Legge di Mosè ordinava addirittura la sepoltura dei nemici. Stessa cosa per la Chiesa cattolica fin dalla sua prima fondazione, nonostante i non pochi rischi corsi dai primi cristiani per dare sepoltura ai propri morti in epoca di persecuzioni. Una volta caduto l'Impero e nata la Cristianità, la Chiesa riuscì a imporre il rito della sepoltura a tutti i popoli barbari via via convertiti al cristianesimo, facendo scomparire l'uso della cremazione da tutta Europa.
Prima ho definito "curiosa" quest'inversione di marcia rispetto alla Cristianità, perché con la pretesa di "illuminare" il presunto "oscurantismo" della Chiesa, i suoi nemici reintroducevano gli usi più barbari e violenti delle epoche pagane; e non inspiegabile da un punto di vista teologico perché l'odio per l'uomo, e dunque per il suo corpo sensibile, immagine di Dio, è proprio di "Satana e degli altri demoni". Sono loro per invidia, dall'inzio dei tempi, a dar battaglia per corrompere, sfigurare e far dannare quel corpo umano che Dio ha preferito all'angelo tanto da unirvisi con l'Incarnazione, che ha voluto redimere con la Passione e Resurrezione, e il cui corpo redento ha voluto portare risanato nella Trinità attraverso l'Ascensione. Nella Trinità cioè, Nostro Signore Gesù Cristo ha portato, con il suo, anche il nostro corpo umano, finalmente redento e glorioso. Per questo la Chiesa insegna che il corpo del cristiano, come lo era da vivo, a maggior ragione da defunto è sempre ancora "il tempio dello Spirito Santo"; ha partecipato alla vita trinitaria ricevendo l'Eucaristia, ha meritato le sante unzioni per la vita eterna e merita tutt'ora i sacrifici e i suffragi che ne abbrevino il Purgatorio.
Così «già nel 1886 Papa Leone XIII chiese ai vescovi di "istruire i fedeli circa l’abominevole pratica di bruciare cadaveri umani e di distoglierne con tutte le loro forze il gregge loro affidato"». Non solo, seguirono altri decreti del Sant'Uffizio per i quali chi aveva predisposto la cremazione del proprio corpo doveva essere privato della sepoltura ecclesiastica (15 Dicembre 1886); e chi, essendo stato avvisato, non avesse riconsiderato la decisione di farsi cremare, si sarebbe visto negare gli ultimi sacramenti (27 Luglio 1892). Il Codice di diritto canonico del 1917, al canone 1203, recita: «§1 I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo vietata la loro cremazione. §2 Se qualcuno ha ordinato in qualsiasi modo che il suo corpo venga cremato, non è lecito eseguire questa volontà». Inoltre il canone 1240 §1 precisa: «Sono privati della sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della morte non abbiano dato segni di penitenza: […] coloro che hanno ordinato che il loro corpo fosse consegnato alla cremazione». Ancora, il 19 giugno 1926 un'istruzione del Sant'Uffizio condanna «questa barbara consuetudine, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle sue origini, ha costantemente proscritto» e il cui unico scopo era quello «di distogliere gradualmente le menti dalla meditazione della morte, di allontanare da loro la speranza della risurrezione dei morti e di preparare così le vie al materialismo». Ai sacerdoti si chiedeva infine di insistere su questi punti (i novissimi) «affinché i fedeli si allontanino con orrore dall’empia pratica della cremazione».
Don Hervé Gresland ci ricorda ancora che i "cimiteri", contro quest'etica del Nulla e dell'Annientamento (sovra)sensibile, non sono altro etimologicamente che i "dormitori" dove «riposano i defunti in attesa di risvegliarsi per un'altra vita. Il corpo sepolto, infatti, è come il chicco di grano che cade nella terra e si decompone: da lì, per l'azione misteriosa dell'onnipotenza divina, scaturirà la vita [...] il corpo "seminato nella corruzione, risorgerà incorruttibile", e perciò viene deposto come seme nel cimitero. Ma il corpo bruciato», è la differenza tra il tornare alla "polvere" e il farsi ridurre in cenere, «è come il grano che viene cotto o bruciato: non genererà mai nuova vita. Un corpo ridotto in cenere non aspetta più nulla; la distruzione sembra definitiva, non c'è più nulla da sperare. Passare dal simbolismo così espressivo delle cerimonie cattoliche al simbolismo negativo della cremazione non è senza conseguenze. Per secoli queste cerimonie hanno plasmato il pensiero umano sull’aldilà. Il passaggio da un simbolismo all'altro modifica il pensiero e lo orienta verso la negazione di ogni vita dopo la morte: l'uomo è solo una piccola materia; è scomparso per sempre, conserva l'esistenza solo nel cuore dei vivi, e non nella vita reale dopo la morte» (Ivi).
Altra differenza: mentre il ritorno alla polvere della decomposizione organica è un processo nascosto voluto da Dio (il vaso d'argilla toccato dalla morte doveva essere rotto e riplasmato perché potesse ricontenere la vita eterna, cfr. Gregorio di Nissa) a seguito del peccato originale, che ci ha meritato la morte come suo salario, la cremazione è un processo esibito voluto dall'uomo che lo riduce in cenere: «È lui stesso che si impone questa distruzione, non è Dio. Non si sottomette, comanda. Che ci piaccia o no, il nostro modo di procedere ci porta a pensare che l'uomo non si sottomette alla sentenza di Dio: sfugge all'autorità di Dio e al dovere di sottomettersi a Lui». L'uno è velato, l'altro invece è sfacciato e «brutale: come può un corpo che è stato oggetto di affetto, di pietà o di amicizia essere consegnato ad una distruzione così violenta e così contraria alla natura? Mons. Freppel lo ha definito “un atto da selvaggi”» (Ivi). L'uno è consolatorio, fonte di speranza e invito alla preghiera, l'altro è un oggetto contenente «ossa carbonizzate» spesso distolto alla pietà dei fedeli (portato a casa o addirittura disperso nella "natura") di fronte al quale diventa impossibile la postura stessa del fedele (ci si potrebbe chiedere qui: ma esistono ancora fedeli?): «Il cimitero dove riposano le spoglie dei nostri defunti ci invita a pregare per loro. Ma come possiamo pregare davanti a un contenitore in cui abbiamo riposto alcuni resti di ossa carbonizzate? Anche qui vediamo che la Chiesa conosce perfettamente la psicologia umana» (Ivi).
Da ultimo dovremmo considerare che l'incorporazione dei fedeli in Cristo è anche banalmente un'imitazione di Cristo, che si è fatto deporre nel sepolcro - e non cremare - prima della Resurrezione. Dunque dobbiamo essere «sepolti come lui e con lui. Egli è “il primogenito dai morti” e anche noi risorgeremo con lui». L'epoca moderna invece, ormai giunta nei suoi territori estremi, crede di poter estorcere alla Chiesa il suo diritto "sui vivi e sui morti" apponendo il suo sigillo di morte non solo sulla vita che nasce ma anche su quella che muore: «l’uomo di oggi vuole essere il padrone assoluto. Si dà il diritto di sopprimere la vita appena iniziata e di interrompere quando vuole la vita che sta finendo. Allo stesso modo, vuole anche il potere di distruggere il suo corpo come meglio crede. Vuole essere padrone di sé non solo fino alla morte, ma anche oltre la morte. Tuttavia, non avendo il potere di ripristinare la vita, e nemmeno di opporsi alla distruzione, tutto ciò che gli resta, per sottolineare il suo presunto potere, è andare oltre nella distruzione».
La capitolazione della Chiesa cattolica a partire dal Concilio Vaticano II, che modificando la sua legislazione ha rotto con la tradizione, autorizzando la cremazione, lo ha fatto nei modi ambigui del "politico", ossia contraddicendo la prescrizione evangelica del "sì sì, no no, il di più viene dal maligno": la cremazione infatti è condannata nei soli casi in cui sia dettata da un'esplicita volontà anti-cristiana (cfr. Istruzione del Sant'Uffizio approvata da Paolo VI il 5 luglio 1963: «I sacramenti e le pubbliche preghiere non potranno essere rifiutati a coloro che avranno chiesto la cremazione del proprio corpo, a meno che non risulti che tale richiesta sia stata fatta per le ragioni sopra indicate [una negazione dei dogmi cristiani, con spirito settario o per odio verso la religione cattolica o la Chiesa]».
In questo modo la metafisica cristiana è sottilmente cooptata nell'immanentismo ateo moderno, un pensiero naturalistico ed "ecologico" che dietro la finzione di un'umiltà estrema – farsi piccoli "fino alla cenere", sarebbe infatti un problema di "spazio", non c'è più più posto, si dice, per farsi seppellire nei cimiteri, specie nelle grandi città, la cremazione dunque come atto di filantropia – non nasconde che il solito atto d'imperio della volontà di potenza nietzscheana, che in questo modo si assicura ancor sempre il suo comando, ultimissimo, sull'uomo.
Ultima ma non meno importante è una rivelazione privata di Santa Faustina Kowalska durante una delle sue estasi mistiche nel 1936. Gesù le mostra un’anima fluttuante sopra il luogo dove il suo corpo stava bruciando. L’anima piangendo disperata le disse: “Il fuoco che consuma il mio corpo tocca anche la mia essenza spirituale. Non posso liberarmi completamente finché ogni parte di me non trova pace”. Gesù spiegò a Santa Faustina che esiste un legame misterioso tra corpo e anima che continua anche dopo la morte. Quando il corpo viene sepolto nella terra benedetta, l’anima può separarsi gradualmente e serenamente, ma quando viene cremato questo processo diventa traumatico e doloroso.
Ironico e beffardo, anche qui, l'esito di un pensiero che si crede cristiano – ma che cristiano non lo è più nei suoi fondamenti – che avendo la sua massima aspirazione a ritornare nel “grande tutto” e a fondersi con la “madre terra”, manca clamorosamente il suo stesso obiettivo, rifiutando volontariamente proprio quell'unica "terra santa", che sola piace a Dio, in cui riposare per sempre in pace...