DEVS di Alex Garland (2020). Un'accusa spuntata al Dio cristiano...
Aggiornamento: 3 giorni fa
“Se hai tutti i dati ottieni il comportamento emergente di ogni cosa, il tocco della sua pelle, i suoi capelli... il suo respiro, il suono della sua voce, i suoi pensieri, i suoi ricordi... il suo amore per me, la consapevolezza del mio amore per lei... non è solo un filmato di Amaya, lei è Amaya, è viva”.
La serie di Alex Garland è un piccolo capolavoro di cinematografia che sviluppa, in buona parte con successo, il “topos” della morte di un congiunto attraverso lo sguardo della fisica e della meccanica quantistica, in un peculiarissimo “dramma quantistico”.

Il retroscena
Forest (Nick Offermann ), amministratore delegato della hi-tech company Amaya, perde la moglie e la figlia (Amaya) in un incidente stradale involontariamente causato da una sua telefonata. Deciso a riprendersi ciò che ha perso, sviluppa all'interno dell'azienda una sezione separata e inaccessibile, eccetto che a un pugno di “eletti”-sviluppatori, denominata DEVS, dipartimento apparentemente di sviluppo (development), ma come spiegherà Forest alla protagonista Lily (Sonoya Mizuno), trattandosi di caratteri romani, corrisponde in realtà a DEUS – un super computer quantistico equivalente sperimentale di “Dio”.

Costruito al centro di un bunker avveniristico, una gabbia di Faraday sospesa da campi elettromagnetici dentro una struttura di cemento armato spessa 12 metri, rivestita in oro, con un sottovuoto di 8 metri, Devs è in grado di calcolare e simulare pressoché l'intera realtà fisica creando proiezioni avanti e indietro nel tempo, su una base teorica di tipo deterministico causale.

La visione dei risultati dentro a una “camera di visualizzazione” permette di aprire una finestra sulla realtà umana e fisica ricercata: dalla crocifissione di Cristo, al rogo di Giovanna d'Arco, agli amplessi di Marilyn Monroe, all'universo stesso agli albori della sua creazione e così via.

Ora, l'universo deterministico è un universo ateo (immanente) definito da stretti, predeterminati rapporti causa-effetto, l'esistenza per intero è posta su binari fissi, inesorabili, invisibili, che non possono essere scelti ma che tocca – come nel mito greco e nel concetto di destino – eseguire e portare, nostro malgrado, a compimento (Edipo che si macchia di parricidio e d'incesto, pur non volendo, perché questa è “la parte a lui assegnata” in sorte). Non esiste una causa Prima libera, ma solo cause seconde vincolate le une alle altre nella pedissequa esecuzione di ciò che, di causa-effetto in causa-effetto, è causalmente determinato – cioè tutto. Un mondo di cause seconde ed un unico orizzontale servo arbitrio. Come spiega Forest a Lily:
Il tuo senso di appartenenza nel mondo è sempre stato solo un'illusione. La vita è solo ciò che guardiamo accadere.
In un cosmo così organizzato, senza la libertà del singolo di uscire dai binari, non può esistere nemmeno la colpa. Ed è questa la scommessa di Forest. Come gli rivela la sua socia e compagna Katie:
Penso che il Devs sia la tua aula di tribunale, è il giudice e la giuria. Se funziona, il determinismo preclude il libero arbitrio e tu sei assolto, sei innocente. Se non funziona, avevi una scelta e sei colpevole.
Questa la storia sullo sfondo.
L'avanscena
Sull'avanscena troviamo la protagonista Lily, crittografa assunta in Amaya, alla ricerca della verità sulla morte del compagno Sergei, programmatore russo da poco promosso alla Devs ma trovato morto poco dopo ai piedi della statua gigante della piccola Amaya. Scoperto a fare spionaggio industriale per conto del suo paese, Sergei viene ucciso dal servizio di sicurezza di Amaya; ne viene inscenato il suicidio ma Lily scopre la verità, e va ad affrontare a quattr'occhi Forest e Katie, che la stavano aspettando. Da giorni infatti guardavano il loro futuro nella camera di visualizzazione del Devs ma questo s'interrompeva puntualmente con l'arrivo di Lily all'interno dello stesso Devs. Katie spiega a Lily:
Niente accade mai senza un motivo, ogni cosa è determinata da qualcosa di antecedente. Tutto qui. Ora, prendi un computer, forniscigli tutti i dati riguardanti questa penna che rotola sul tavolo, traiettoria, velocità, massa delle parti della compongono, struttura atomica. Cosa può dirti il computer? Con quanta forza è stata spinta la penna, e quando la penna smetterà di rotolare. Il computer può vedere indietro e il computer può vedere avanti. Questo si applica a qualunque cosa, non solo a una penna, a qualunque cosa. Questo è il Devs.
Esposta la sua fede in questo cosmo prigioniero di se stesso, Katie preannuncia a Lily che, meno di 24 ore dopo, si troverà al Devs per uccidere Forest e morire a sua volta nello schianto della capsula di trasporto nel vacuum. È quello che l'incrollabile fede di Forest e Katie si attendono fino alla fine. Lily invece crede alla propria libertà e si propone semplicemente, quella sera, di non uscire di casa, disattendendo così la previsione del Devs. Ma le cose si complicano quando la sicurezza di Amaya si mette sulle sue tracce. Scampata per miracolo, ma non avendo più niente da perdere, decide di presentarsi al Devs, dove la preannunciata rottura del cosmo deterministico del Devs, la secca smentita del suo sistema predittivo “profetizzata” nella camera di visualizzazione, alla fine, accadrà.
Forest cerca di convincere Lily della sua fede deterministica, ossia che il Devs produce un risultato che non è solo tecnico, ma è addirittura metafisico, che le sue simulazioni sono equivalenti alla realtà, che l'Amaya simulata dal Devs è Amaya stessa...
Forest: “Se hai tutti i dati ottieni il comportamento emergente di ogni cosa, il tocco della sua pelle, i suoi capelli... il suo respiro, il suono della sua voce, i suoi pensieri, i suoi ricordi... il suo amore per me, la consapevolezza del mio amore per lei... non è solo un filmato di Amaya, lei è Amaya, è viva”.
Lily: “Ma lei non è viva... è la simulazione di un pc”
Forest: “Spiegami la differenza”
Lily: “Compie movimenti prestabiliti...”
Forest: “Come te... come me...”
Il Devs, cioè, può funzionare come realtà al di là della teoria solo se prima si è deciso di comprimere e far violenza a tutta la realtà nella cogenza-servitù della teoria deterministica. Si può prevedere il futuro solo se c'è un copione già scritto. Se è così, Forest non ha colpa della morte della sua famiglia e tutto andrà come (pre)stabilito.
Arriva l'apice del dramma. Lily sceglie di non uccidere Forest, lanciando la pistola che aveva con sé fuori dalla capsula di trasporto che come un cibernetico Caronte porta, attraverso il vacuum, dal bunker-Devs al suo esterno.
Nello sbigottimento di Forest e Katie il sistema è stato falsificato, il cosmo deterministico è smentito e interrotto e la predizione di morte pertanto sembra non avverarsi, ma un altro ingegnere del Devs, Stewart, in disaccordo con le posizioni teoriche di Forest e la mostruosità teorica del Devs, decide di attivare un protocollo di sicurezza facendo precipitare la capsula nel vacuum e provocando così, comunque, la morte dei due.
Katie li riprogramma nel sistema come esseri coscienti della loro morte, è l'unica immortalità che può offrirgli: in questa simulazione Amaya e la moglie di Forest sono vive, lo stesso Sergei è vivo, anche se Lily sceglierà il suo precedente e, inizialmente abbandonato, fidanzato (ucciso nella realtà dalla sicurezza di Amaya).
Si “salveranno”, ma solo come simulazione di dati all'interno di un'altra simulazione.
DEVS non è il Dio cristiano
Qui la riflessione di Garland – che già affiorava nel precedente e inquietante Ex Machina, in cui si trattava della possibilità di una IA “vivente” attraverso una singolare declinazione del test di Touring – si fa problematica. Garland infatti intende proporci questa riflessione sul Devs come un calco di quella sul Dio cristiano – un creatore malvagio che imprigionerebbe le sue creature in un mondo in cui non sono libere – e rispetto a cui la scelta di Lily (in Devs) e Ava (Eva, in Ex Machina) – configurerebbe un momento di libertà e di scelta autentiche contro un creatore sadico che ne predeterminerebbe la vita nella prigione di un'esistenza deterministica, o come abbiamo anche detto, mitica e destinale in senso greco.
Garland:
Questo è un paradosso all’interno del cristianesimo. Devs fa deliberatamente eco a questa cosa, ricrea deliberatamente uno scenario in cui Eva coglie la mela dall’albero e poi è punita da Dio per il suo atto di libero arbitrio. Le fu ordinato di non farlo; esercitò il suo libero arbitrio e lo fece. Di conseguenza, Dio punì Adamo ed Eva cacciandoli dal Paradiso. Ora, se Dio è onnisciente, è onnisciente e onnipotente, allora Dio sapeva già prima che Eva avrebbe colto la mela dall’albero, che è quello che in effetti ha fatto. In effetti, se Dio è onnisciente, sapeva prima ancora di creare Eva che lo avrebbe fatto.
La sta punendo per qualcosa di predeterminato. E non è colpa sua. In un certo senso è colpa sua, averlo fatto. Oppure, Dio non sapeva che Eva avrebbe mangiato la mela. [Poi è venuto] un atto di libero arbitrio, nel qual caso Dio allora non è più onnisciente e onnipotente, perché non sapeva che era quello che lei avrebbe fatto.
Garland confonde l'onniscienza di Dio – che preconoscendo con tutta evidenza da sempre che sarebbe stato tradito (prima dagli angeli, poi dagli uomini) decide comunque di creare il mondo e tutte le sue creature in un atto supremo di amore (non sarebbe stato ricambiato) e libertà (le creature scelsero liberamente di tradirlo) – con la predeterminazione di un cosmo deterministico. Non è Dio che sta punendo Eva per qualcosa di predeterminato (che pure ha previsto, ma lasciato essere, altro che determinismo!), è Eva che scegliendo se stessa si esclude e punisce con le sue mani facendo cattivo uso cattivo del libero arbitrio.
Il fatto che Dio conosca prima (da sempre) tutto, non pre-determina niente, che Dio sappia come va a finire la vita di ogni singola creatura non inficia in alcun modo la sua libera scelta, nel tempo, di non conformarGlisi. La visione di Dio non interferisce con l'accadere, ma lo lascia essere liberamente. Forse Garland intende che Dio avrebbe dovuto correggere i liberi comportamenti delle creature? Ma questo li avrebbe racchiusi esattamente nel cosmo deterministico causale di cui egli lo accusa (sic).
Perciò la libera scelta di Lily non è affatto sovrapponibile a quella di Eva nell'Eden biblico. Il cosmo deterministico non è quello del Dio biblico, poi cristiano. Non è un caso che il cosmo deterministico causale sia stato apparentato nel XIX secolo da Pierre-Simon de Laplace a quello di un demone, il demone di Laplace. Perché un mondo la cui storia è pre-determinata e pre-stabilita somiglia esattamente all'incubo mitico di un Edipo o di un qualsiasi eroe tragico che lotta contro una macchinazione diabolica di cui non può – senza Cristo – aver mai ragione.















